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WORKSHOP DI PSICOLOGIA E MUSICOTERAPIA

WORKSHOP DI PSICOLOGIA E MUSICOTERAPIA “ONDE THETA E STATO IPNOIDE” – disvelare i propri talenti, incrementare il proprio benessere psicofisico.

Il Workshop si terrà a Genova, sabato 21 novembre 2015 ore 14.00, presso Satura art gallery– Associazione culturale, Piazza Stella n. 51.

A CHI È RIVOLTO
Si tratta di un evento formativo di tipo esperienziale rivolto a chi desidera apprendere un metodo di rilassamento e di investigazione della propria psiche al fine di disvelare i propri talenti ed incrementare il proprio benessere psicofisico.
Non è richiesto alcun requisito di ingresso per poter seguire con profitto il workshop.
Numero massimo partecipanti: 15

RELATORI E CONDUTTORI DEL GRUPPO

EMANUELE OSCAR CRESTANI – Psicologo e Psicoterapeuta Specialista in
Psicologia Clinica, Ipnologo
VALERIO FRIZZO – Musicista e Compositore, Esperto di Musicoterapia
Il costo di iscrizione è di € 80,00.
Per informazioni ed iscrizioni chiamare i seguenti numeri: 347 546 1269 / 393 199 0499

Per info e iscrizioni: http://www.centroipnosigenova.it/workshop-di-psicologia-e-…/

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10 cose che non sai sull’ipnosi

L’ipnosi può rivelarsi uno strumento prezioso, in grado di aiutare la persona, sia a livello fisico, sia psicologico.
Linko, di seguito, l’intervista che il Dott. Emanuerle Oscar Crestani del CIMP Centro Ipnosi medica e Medicina Psicosomatica di Genova, studio con cui collaboro, pubblicato su: 1898177_751861411493366_980661187_nhttp://www.starbene.it/benessere/corpo-mente/conoscere-ipnosi/

Musica binaurale: dal relax alla concentrazione

Recentemente il Dr. Emanuele Oscar Crestani ha rilasciato una intervista su Starbene.it in cui ho potuto dare un piccolo contributo.
Riporto, di seguito, parte dell’intervista.

cd cover theta paintI toni binaurali, binaural beats, sono stati scoperti nel 1839 da Heinrich Wilhelm Dove, medico e direttore dell’Istituto di Meteorologia Prussiano: come le onde celebrali, la loro frequenza è misurabile in hertz. Oggi la musica binaurale viene sperimentata con successo per combattere l’ansia, problematiche legate allo stress e per favorire il rilassamento. Ci ha aiutato a conoscere di più questo affascinante argomento il dr. Emanuele Oscar Crestani, psicologo e psicoterapeute, che insieme al dr. Michele Gentile è responsabile del CIMP di Genova, Centro di ipnosi medica e di medicina psicosomatica.
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Come è possibile lavorare sull’ansia grazie ai suoni binaurali?
«Per la gestione dell’ansia, presso il nostro centro di ipnosi di Genova, realizziamo e impieghiamo brani con suoni binaurali sui quali registriamo una voce guida che propone suggestioni ipnotiche atte allo scopo. Si tratta dei cosiddetti percorsi immaginativi. Tale metodica, creata insieme al compositore e musico terapista Valerio Frizzo, l’abbiamo chiamata HBWM (Hypnotic Brain Waves Modulation). In generale lo scopo dei brani con suoni binaurali finalizzati alla gestione dell’ansia è, in ultima analisi, quella di incrementare l’attività di quella branca del sistema nervoso chiamata Parasimpatica, e di disattivare la sua antagonista, detta Simpatica. L’iperattivazione di quest’ultima infatti è la responsabile delle problematiche stress-correlate».
Potete trovare l’articolo completo su:
http://www.starbene.it/benessere/corpo-mente/musica-binaurale/

LA MUSICA COME ABILITA’ COGNITIVA

Intrattenimento musicale al Fides Genova

Dal prossimo Gennaio prenderà il via un Nuovo Programma di Stimolazione Sonoro-Musicale, fortemente voluto dalla Direzione Sanitaria del FIDES di Genova Quinto e messo a punto dal Dr. Emanuele Oscar Crestani, Psicologo clinico e referente del progetto, realizzato in collaborazione con il musicoterapista Valerio Frizzo ed il Dr. Giacomo Gaggero della scuola di Musicoterapia denominata Progetto Espressione.
Forse non tutti sanno che la musica può influenzare l’organismo modificando lo stato emotivo, fisoco e mentale: un fenomeno noto come “effetto Mozart”. Uno dei maggiori studiosi del suono dal punto di vista medico, Alfred Tomatis, dichiara che “Mozart è un’ottima madre, provoca il maggior effetto curativo sul corpo umano”. Lo “effetto Mozart” riesce ad agire essenzialmente come tecnica psicologica nella modificazione di problemi emotivi e può essere impiegata per la stimolazione delle funzioni cognitive. Prima di analizzare questo “effetto curativo musicale” bisogna conoscere quali processi psicologici si innescano nella mente musicale, che rapporto sussiste tra musica e linguaggio e quali licalizzazioni cerebrali sono specifiche delle abilità musicali. Specificatamente, i problemi psicologici insiti nella comprensione musicale, vanno affrontati in termini di Processi Cognitivi facendo riferimento all’opera di John A. Sloboda, psicologo sperimentale: egli analizza la componente cognitiva insita nella comprensione e nell’apprezzamento di un fatto musicale. La sua attenzione è rivolta alle ricerche empiriche: analizza ciò che gli individui riescono a compiere con la musica e non quello che dicono di fare. Viene studiato il comportamento dei musicisti nella vita reale e non il comportamento che si verifica in situazioni artificiose di laboratorio. La psicologia dei processi cognitivi cerca di offrire un aiuto ai compositori per capire le basi mentali della loro attività: comprendere e spiegare caratteristiche fondementali delle abilità musicali e dei meccanismi cognitivi insiti in esse.
Detto ciò, come generale premessa, l’intervento che andremo a realizzare, rivolto ad ucuni utenti con TC (Trauma Cranico) si compone un programma che prevede una seduta alla settimana di gruppo, della durata di 45 minuti. Il Setting in cui si realizzeranno gli incontri è una stanza appositamente dedicata e dotata di diffusori acustici di elevata qualità tecnologica.

Emanuele Oscar Crestani.

guarda il video
Intrattenimento musicale al Fides Genova

Immagini in Trasformazione

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“Felice di aver potuto contribuire, anche se in minima parte, alla realizzazione di questo libro. V.F.”

In questo libro l’autore, una volta definite le discipline di riferimento psicologia clinica e medicina psicosomatica, espone alcuni interventi psicoterapici, effettuati sia in ambito ambulatoriale ospedaliero, sia nello studio privato di psicoterapia, accomunati dall’impiego di tecniche di visualizzazione e di trasformazione delle immagini mentali (talora prodotte spontaneamente dal paziente, talaltra indotte per suggestione dal terapeuta). Vi sono esposti casi clinici condotti con l’ipnositerapia, con la psicoterapia mediante le metafore, utilizzando l’originale metodo della stimolazione sonoro-musicale con onde Theta, mediante la tecnica della Fiabazione, per terminare con l’esposizione del metodo della Immaginazione attiva Junghiano. La via dell’immaginazione, che capitolo dopo capitolo viene gradualmente a delinearsi, costituisce una disciplina di elaborazione introversa, una cultura dell’interiorità che in primis riconosce un nuovo senso al concetto di malattia. Quest’ultima viene interpretata come linguaggio del corpo; il sintomo come messaggio di un disagio del paziente che va letto secondo la cronologia della storia personale nell’ambito familiare e sociale, cogliendo l’analogia tra la funzione dell’organo colpito e la funzione psichica corrispondente ivi rappresentata simbolicamente.
EMANUELE OSCAR CRESTANI

Munch, vi spiego l’Urlo che non c’è

5A-edward-munch-lurlo-1893-oslo-munchmuseet[1]Emanuele Oscar Crestani*

Avete presente il famoso Urlo di Munch? Quello che manca alla mostra al Ducale di Genova? E’ il quadro dove in primo piano c’è quello strano tipo con la faccia da teschio e la bocca spalancata. Un signore che grida a squarciagola mentre si tappa le orecchie da sé; nemmeno lui si sopporta. Forse vi ricorderete che sullo sfondo si intravedono due altre figure che paiono proprio fregarsene della sua sofferenza.

Vi siete mai sentiti così? Ecco, penso che Munch fosse dotato di grande intuizione, avendo anticipato, suo malgrado, ciò che avrebbe caratterizzato la società a venire: l’ansia, l’angoscia. Per noi ormai è quasi normale ritrovarci a serrare le mascelle procurandoci la cefalea, sorprenderci ad ansimare pregando si apra al più presto la porta dell’ascensore perché abbiamo bisogno impellente di aria, oppure, scoprirci in piena crisi di panico senza che se ne possa ravvedere una logica motivazione.

Sì, ci aveva visto lungo il nostro Edvard mentre riportava sulla tela le immagini della sua tormentata visione interiore. Ed oggi, in effetti, dietro ai lustrini e alle paillettes della nostra multicromatica società, scopriamo davvero un’ansia che si fa sempre più dilagante, una condizione che ci pervade e che non possiamo più ricacciare con una spazzata di piedi, finto distratta, sotto al tappeto d’ingresso della nostra coscienza. E no.

Munch e lì, profeta dell’era dell’ansia, e ci ricorda che indossiamo una maschera, diverse maschere, che abbiamo reputato indispensabili per poter stare al mondo. Ha dipinto voi, me e tutti quelli che ci hanno preceduto.

Possiamo cogliere un messaggio positivo nelle sue opere? Certo che sì. Andatele a vedere, empatizzate con gli stati emotivi che il pittore riporta nei propri dipinti, quindi sintonizzatevi con le vostre emozioni più profonde. Se quella che cogliete è angoscia, guardatela bene in faccia e non temetela. Vi sta solo ricordando che probabilmente non state vivendo con pienezza.

E allora che fare? Ricominciate ad esprimervi, consentite alla libido di fluire libera all’esterno. Siate creativi, rinnovatevi; siate erotici e passionali. Fatevi stravolgere dalle onde sinuose dell’energia psichica.

*Psicologo clinico

Diacronico – Sincronico

Sincronico e diacronico sono due concetti impiegati originariamente da Ferdinand De Saussure per descrivere il modo in cui si studia il linguaggio. Il prefisso dia- indica attraverso, mentre crono è il tempo: una visione dia-cronica implica degli oggetti in viaggio attraverso il tempo. Il prefisso sin- significa con/insieme, e ci dice che gli oggetti del discorso sin-cronico avvengono insieme nello stesso tempo; una visione sincronica prende in considerazione le posizioni reciproche degli oggetti in un certo momento, senza considerarne il movimento.
Prima di De Saussure era predominante un’analisi del linguaggio di tipo diacronico, fondata sull’esame del divenire storico degli elementi della lingua. Con De Saussure diventa lecito anche un altro approccio che parte dall’ipotesi di trascurare il processo di formazione del linguaggio avvenuto nel passato, proponendosi di descrivere le strutture del linguaggio soltanto in base alle relazioni in atto in un tempo presente.
Diacronico è il tempo che scorre come un film raccontandoci una storia. Sincronica è la realtà disegnata dall’intuito in un’unica immagine fissa come una fotografia.

ACCORDO E MELODIA

La piacevolezza dell’accordo di DO maggiore è legato ai rapporti fra le frequenze delle tre note che lo compongono: Do, Mi e Sol. Per riconoscerlo è sufficiente sentire la sovrapposizione di questi tre suoni per una frazione di secondo. Nel caso della melodia invece abbiamo a che fare con una successione di note riprodotte una dopo l’altra. Immaginiamoci una melodia che venga ripetuta per sei volte, ogni volta con una variazione minima. Nel momento in cui sta per iniziare la settima melodia, la mente non è per così dire vuota, ma ha in sé l’aspettativa di una sequenza somigliante alle prime sei. Poniamo che la settima sequenza abbia un inizio simile alle altre, ma uno sviluppo differente. L’intuizione tenterà di completare tale inizio sulla base del modello costituito dalle prime sei melodie, ma si creerà una differenza fra questo tentativo di completamento e l’andamento reale. La mente ascoltatrice se ne accorgerà e interpreterà lo scarto come un fatto stilisticamente significativo.
Se avessimo suonato fin dall’inizio la settima sequenza senza farla precedere dalle altre sei, nell’ascoltatore non si sarebbe prodotta nessuna sensazione di differenza stilistica, in quanto non ci sarebbe stata l’aspettativa indotta dalle prime sei sequenze rispetto alla quale notare lo scarto.
La piacevolezza dell’accordo ha una natura sincronica in quanto risiede nella sovrapposizione istantanea di note, indipendentemente da quanto le precede o le segue. Il modo in cui valutiamo una melodia musicale implica invece delle dinamiche diacroniche, in quanto è collegato ai percorsi temporali con cui gli oggetti musicali giungono all’attenzione della nostra mente. Non solo ogni nota della melodia è valutata sulla base di quella che la precede, ma c’è un ulteriore livello in cui interi gruppi di note assumono significati diversi in base alla loro somiglianza con i gruppi precedenti.
Nel giro degli accordi abbiamo un esempio di struttura artistica basata tanto sulla dimensione sincronica (l’armonia fra le singole note all’interno di un accordo) che su quella diacronica (la progressione degli accordi), strettamente interconnesse fra di loro nell’ambito del sistema tonale.

NARRATIVA E METAFORA

Prendiamo in considerazione la narrativa con cui si costruisce un racconto. Il suo nocciolo operativo consiste nell’aggiungere elementi alla struttura dei personaggi, siano essi persone, concetti o ambienti, avendo cura che quanto viene aggiunto possa assumere una funzione preparatoria di ciò che accadrà in seguito. L’attività costruttiva del narratore gestisce i percorsi dei personaggi nel tempo, ed opera quindi in modo naturale in una dimensione diacronica.
Anche in una poesia possiamo ritrovare una struttura narrativa, ma spesso la poesia preferisce affidarsi alla dimensione metaforica. La metafora è una sovrapposizione di concetti diversi, è un invito alla mente ad effettuare una comparazione, riconoscendo in che modo la struttura e le sottoparti di due concetti diversi siano corrispondenti. La metafora è una struttura sincronica nel senso che il suo effetto è simile a quello di un accordo di concetti, mentre è piuttosto evidente che la narrativa degli eventi ha una struttura che possiamo considerare affine alla melodia, la quale potrebbe forse essere chiamata narrativa delle note.

L’ASPETTO PROGETTUALE

I CRUSCOTTI

: c’era un giovane ingegnere che si occupava di progettare l’interno delle automobili. Aveva iniziato da poco a lavorare e disegnava dei cruscotti belli da vedersi ma troppo articolati e pieni di sottosquadri, scontrandosi con le esigenze della produzione e con la difficoltà di realizzare stampi complessi e costosi. Si lasciava guidare da un’idea sincronica dell’armonia estetica fra le parti della plancia, e trascurava la riflessione sui processi di produzione per mezzo dei quali la sua idea avrebbe potuto diventare una realtà.

I BRONZI DI RIACE

Siete un artista molto creativo con la testa fra le nuvole. A breve vi trasferirete al decimo piano in un palazzo del centro e vi state immaginando come potreste arredare il soggiorno. Nel mezzo della parete di sinistra verrà messo uno specchio di grandi dimensioni, mentre in quella di destra sarà posizionato un orologio bianco con i caratteri neri. Nel mezzo ci sarà un tavolo di cristallo su cui troverà posto una pianta grassa in un vaso opaco. State frugando nella mente in cerca del personaggio principale: un oggetto protagonista in grado di dare un senso alla stanza; qualcosa di classico e inaspettato al tempo stesso. Eccolo! La riproduzione a grandezza naturale dei Bronzi di Riace. Coi riccioli eleganti e gli occhi azzurri a coronamento di quella massa imponente. Con la posa plastica che rivela un’aristocratica consapevolezza del corpo. Con quel sapore di Antica Grecia che rimane sempre intimamente connesso ad una visione profonda del futuro. E non sarebbe bello ridipingere le pareti alla ricerca del migliore abbinamento con la tonalità del bronzo?
Nel lasciarvi guidare dalle necessità estetiche della stanza avete ragionato in modo sincronico, pensando il vostro soggiorno come un oggetto di cui ottimizzare la bellezza, manipolandone gli oggetti d’arredo. Ma forse i Bronzi di Riace sono troppo grandi e pesanti per passare sia dall’ascensore che dalla tromba delle scale. Non basta immaginarseli nella collocazione finale, bisogna anche farsi un film nella testa simulando tutte le fasi intermedie che collegano la situazione desiderata con quella di partenza, che sono le copie dei bronzi consegnate al piano terra, ancora imballate, lì sul marciapiede.

AFFRONTARE LA NECESSITÀ

Le necessità del mondo fisico e del sistema economico-produttivo richiedono che l’uomo raggiunga risultati concreti nel rispetto di vincoli stringenti. Nel confrontarsi con tale esigenza la mente umana opera sia in modo sincronico che diacronico.
Sincronicamente la mente si lascia dominare da grandi ispirazioni che definiscono sia la visione da seguire sia i concetti da impiegare per descrivere il mondo. L’uomo sembra costruito appositamente per appassionarsi a queste architetture di idee in cui ogni parte ha il suo ruolo nei confronti delle altre. La costruzione della visione armonica avviene solitamente tralasciando la riflessione su come la si possa trasformare in realtà. Tale riflessione avviene in una fase successiva, quando la visione sincronica (per il semplice fatto di esistere nella mente) inizia a confrontarsi con gli eventi del quotidiano. Avviene allora il passaggio da una fase creativa ad una più organizzativa, e prende avvio la valutazione delle modalità di realizzazione del progetto nella dimensione diacronica delle cause e degli effetti, annodati come fili sottili attraverso la massa tormentata del divenire.
Nel migliore dei casi il risultato è la forma più alta dello spirito, che ha qualcosa di simile al giro degli accordi, il quale è dotato di una coerenza sia diacronica che sincronica. Ciò a cui mi riferisco è un nocciolo spirituale che percepisca sincronicamente la mente ed il mondo come un tutto nella magia del Qui ed Ora, ma senza venire travolto dal divenire economico, in quanto capace di impiegare le categorie e le procedure diacronicamente giuste per soddisfare le richieste del corpo, della società e dei processi produttivi. Una struttura spirituale che faccia fronte alle necessità economiche riuscendo a mantenersi estetica e musicale.
Nel bosco del tempo
pianifica i sentieri
degli oggetti necessari
alla visione realizzata.

DISCORSI SINCRONICI O DIACRONICI?

Utilizzando i concetti di diacronico e sincronico si può avere la tentazione di chiedersi se un certo discorso sia diacronico oppure sincronico. Sono più propenso ad assumere un’attitudine differente, considerando la diacronia e la sincronia come due dimensioni che possono appartenere contemporaneamente ad uno stesso discorso, rendendolo più ricco. Le due domande corrispondenti a questi atteggiamenti differenti sono: “Questo discorso è sincronico o diacronico?” e “Quanto questo discorso è diacronico e quanto è sincronico?”.

Diacronico-Sincronico-Segmento-Posizione-del-discorso[1]

Fig. 1 Il modello geometrico sottinteso alla domanda: “Questo discorso è sincronico o diacronico?” Un eventuale aumento di argomentazione sincronica o diacronica provocherebbe uno spostamento a destra o rispettivamente a sinistra del cerchietto rosso che indica la posizione del discorso.
Il modello geometrico insito nella prima domanda è un segmento che ha per estremi il diacronico puro ed il sincronico puro. In questo modello l’aggiunta ad un discorso di elementi descrittivi diacronici o sincronici non porta ad un aumento visibile del valore del discorso, ma ad uno spostamento della posizione del discorso verso uno dei due estremi del segmento.

Diacronico-Sincronico-Cartesiano-Area-del-discorso[1]

Diacronico-Sincronico-Cartesiano-Aumento[1]

Fig. 2-3 Il modello geometrico sottinteso alla domanda: “Quanto questo discorso è diacronico e quanto è sincronico?”. Nella seconda immagine è rappresentato l’aumento di valore del discorso conseguente ad un aumento di argomentazione di carattere sincronico.
Il modello implicito nella seconda domanda è invece un piano cartesiano le cui due dimensioni sono la sincronia e la diacronia. In questo caso l’aggiunta di nuovi elementi sincronici o diacronici all’analisi aumenta il corrispondente lato del rettangolo discorso e di conseguenza il suo valore, che considero equivalente alla sua area. In questo modo appare evidente l’opportunità di integrare in uno stesso discorso (cosa non semplice) sia elementi sincronici che elementi diacronici.
È del tutto ovvio che rappresentare in questo modo un discorso è una semplificazione che non rende giustizia della complessità intrinseca del linguaggio, ma quello che mi interessa è soltanto far notare come quella che può apparire una sfumatura da poco (la differenza fra le due domande che caratterizzano i modelli) può influenzare i giudizi di valore che presiedono allo sviluppo dei discorsi.