Munch, vi spiego l’Urlo che non c’è

5A-edward-munch-lurlo-1893-oslo-munchmuseet[1]Emanuele Oscar Crestani*

Avete presente il famoso Urlo di Munch? Quello che manca alla mostra al Ducale di Genova? E’ il quadro dove in primo piano c’è quello strano tipo con la faccia da teschio e la bocca spalancata. Un signore che grida a squarciagola mentre si tappa le orecchie da sé; nemmeno lui si sopporta. Forse vi ricorderete che sullo sfondo si intravedono due altre figure che paiono proprio fregarsene della sua sofferenza.

Vi siete mai sentiti così? Ecco, penso che Munch fosse dotato di grande intuizione, avendo anticipato, suo malgrado, ciò che avrebbe caratterizzato la società a venire: l’ansia, l’angoscia. Per noi ormai è quasi normale ritrovarci a serrare le mascelle procurandoci la cefalea, sorprenderci ad ansimare pregando si apra al più presto la porta dell’ascensore perché abbiamo bisogno impellente di aria, oppure, scoprirci in piena crisi di panico senza che se ne possa ravvedere una logica motivazione.

Sì, ci aveva visto lungo il nostro Edvard mentre riportava sulla tela le immagini della sua tormentata visione interiore. Ed oggi, in effetti, dietro ai lustrini e alle paillettes della nostra multicromatica società, scopriamo davvero un’ansia che si fa sempre più dilagante, una condizione che ci pervade e che non possiamo più ricacciare con una spazzata di piedi, finto distratta, sotto al tappeto d’ingresso della nostra coscienza. E no.

Munch e lì, profeta dell’era dell’ansia, e ci ricorda che indossiamo una maschera, diverse maschere, che abbiamo reputato indispensabili per poter stare al mondo. Ha dipinto voi, me e tutti quelli che ci hanno preceduto.

Possiamo cogliere un messaggio positivo nelle sue opere? Certo che sì. Andatele a vedere, empatizzate con gli stati emotivi che il pittore riporta nei propri dipinti, quindi sintonizzatevi con le vostre emozioni più profonde. Se quella che cogliete è angoscia, guardatela bene in faccia e non temetela. Vi sta solo ricordando che probabilmente non state vivendo con pienezza.

E allora che fare? Ricominciate ad esprimervi, consentite alla libido di fluire libera all’esterno. Siate creativi, rinnovatevi; siate erotici e passionali. Fatevi stravolgere dalle onde sinuose dell’energia psichica.

*Psicologo clinico

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3 pensieri su “Munch, vi spiego l’Urlo che non c’è

  1. Trovo estremamente interessante questo articolo.
    Era già mio intendimento visitare la mostra e certamente lo farò.
    Di fronte a questa tela è praticamente impossibile non porsi domande e non immedesimarsi. Certamente non consente un atteggiamento di indifferenza.
    Ho trovato interessante l’analisi del quadro (che concorda con questa dal punto di vista psicologico ed aggiunge una leggera analisi pittorica e degli elementi presenti) pubblicata sul sito: http://www.francescomorante.it/pag_3/305fa.htm, in cui si evidenzia che la sagoma flessuosa del protagonista ricorda più un’anima che un corpo. E’ interessante l’invito del Dott. Crestani a mettersi in ascolto del proprio lato creativo e passionale, in una società in cui questo aspetto rischia di venire sacrificato in nome dell’efficienza e della ragione. Proprio per questo motivo, però, non è un aspetto spesso facile da gestire.
    Colgo l’occasione per farvi i miei complimenti per gli articoli, sempre interessanti e mai scontati, che pubblicate su questo blog.

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